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Lattuale versione dellInternet Protocol, IPv4 o semplicemente IP, ha
servito la causa della rete Internet e delle reti aziendali egregiamente per più di
ventanni, ma sta iniziando a mostrare le corda nel sostenere limpressionante
tasso di crescita di Internet e le esigenze di nuovi servizi. IP risulta non facile nella
configurazione delle reti e dei terminali, dispone di uno spazio di indirizzamento in via
di esaurimento e non offre soluzioni semplici al problema di dover rinumerare una rete
quando si cambia Internet Service Provider (ISP). Diversi meccanismi sono stati sviluppati
nel corso degli anni per superare queste limitazioni, come DHCP (Dynamic Host
Configuration Protocol) per la configurazione automatica dei terminali ed i NAT (Network
Address Translator) per permettere il riutilizzo degli indirizzi, ma ciascuno di questi
presenta significative limitazioni.
LIETF (Internet Engineering Task Force) si è posta questo problema fin
dallinizio degli anni 90, avviando unattività di ricerca per la
specifica di un protocollo IP di nuova generazione, che superasse le limitazioni
dellattuale versione. Dopo una serie di proposte che hanno contribuito alla
definizione dei requisiti per il nuovo protocollo, nel 1994 si è compiuta la scelta del
candidato a sostituire lattuale IP, che è stato denominato IPv6. Da allora è stato
fatto molto lavoro: le specifiche hanno raggiunto unelevato grado di maturità, si
può contare un numero notevole di implementazioni del protocollo, tra le quali quelle dei
maggiori costruttori di router. Per supportare il protocollo IPv6 nel 1996 è nata una sperimentazione
a livello mondiale del protocollo IPv6, la rete 6Bone, che al luglio 2002 conta circa 1200 sedi in 59 nazioni
(costruttori, ISP, università e centri di ricerca). La rete 6Bone ha permesso sia a costruttori che ISP
di acquisire notevole esperienza sul protocollo IPv6. Tuttavia in ambito IETF, visto che ormai la transizione
è già in corso, si è deciso di iniziare la fase di chiusura della rete 6Bone che terminerà
il giorno 6 Giugno 2006 (06/06/06).
Lesaurimento degli indirizzi
La motivazione principale per lintroduzione di un
nuovo protocollo IP è sicuramente il progressivo esaurimento dello spazio di
indirizzamento di IPv4. A fronte di un numero teorico di indirizzi disponibili pari a 232
(più di 4 miliardi), lutilizzabilità pratica dello spazio di indirizzamento per
numerare i terminali è limitata dallesigenza di strutturare in modo flessibile le
reti. Questo porta a considerare lesistenza di un fattore di efficienza massima
nelluso dello spazio di indirizzamento, che è stato determinato empiricamente per
confronto con la capacità di sfruttamento degli indirizzi in altri sistemi di
telecomunicazioni (telefonia, SNA, DECNET, ecc.). Applicando lo stesso ragionamento al caso di IP
il massimo numero di indirizzi utilizzabile senza pregiudicare la possibilità di configurazione
flessibile della rete è pari a circa 240 milioni.
Inoltre la carenza di indirizzi rende difficile lespansione di
Internet allinterno di paesi emergenti, la cui economia non permette di affrontare i
costi crescenti che ottenere degli indirizzi IP unici e globali comporta.
Le caratteristiche di IPv6
Certamente la novità più importante introdotta dal
protocollo IPv6 è l'adozione di uno spazio di indirizzamento su 128 bit contro i 32 bit
di IPv4. La disponibilità di indirizzi più lunghi, oltre a garantire un margine di
crescita pressoché illimitato, consentirà di dare alla rete Internet una struttura più
flessibile ed efficiente di quella attuale. In particolare sarà possibile organizzare la
rete su un numero arbitrario di livelli gerarchici e l'adozione di una politica di
assegnazione degli indirizzi rispecchiante fin dall'inizio tale gerarchia assicurerà la
massima aggregazione delle informazioni di raggiungibilità e quindi la scalabilità del
routing.
Lestensione dello spazio di indirizzamento, tuttavia, è soltanto una delle
novità salienti che constraddistinguono la nuova versione del protocollo IP. In effetti
IPv6 ha rappresentato anche loccasione ideale sia per razionalizzare il protocollo
IPv4 (eliminando le funzioni non utilizzate) sia per rispondere alle esigenze che si sono
manifestate tra gli utenti di Internet nel corso degli ultimi anni introducendo un insieme
di funzionalità innovative non presenti nellattuale versione di IP.
Tra i cambiamenti introdotti nel passaggio da IPv4 a IPv6 vi è una significativa
semplificazione del formato dellheader. Alcuni campi dellheader di IPv4 sono
stati rimossi o resi opzionali allo scopo di ridurre il carico computazionale legato
allelaborazione dei pacchetti e per contenere il più possibile loccupazione
di banda dellintestazione nonostante lincremento nella dimensione degli
indirizzi. Come conseguenza, anche se gli indirizzi IPv6 sono quattro volte più lunghi
degli indirizzi IPv4, lheader IPv6 è solo due volte più grande di quello IPv4.
Inoltre, al fine di consentire un forwarding più efficiente dei pacchetti ed una
maggiore estensibilità del protocollo, sono stati introdotti dei cambiamenti sostanziali
nella modalità di codifica delle opzioni. In IPv6 le opzioni non sono più parte
integrante dell'header IP, ma ciascuna viene memorizzata in un header separato (extension
header) che si colloca tra l'header IPv6 e l'header del soprastante livello di trasporto
(es. TCP o UDP). Inoltre, mentre con IPv4 ogni router attraversato deve esaminare tutte le
opzioni presenti in ciascun pacchetto, la maggior parte degli extension header IPv6 sono
esaminati soltanto dalla destinazione finale. Questo, unitamente al fatto che l'header
IPv6 viene ad avere una dimensione fissa (il che consente una maggiore ottimizzazione dei
moduli hardware che eseguono il forwarding), si traduce in un consistente incremento delle
prestazioni e rende attuabile lutilizzo delle opzioni in IPv6.
Le maggiori novità di IPv6 rispetto ad IPv4 sono tuttavia da ricercarsi nelle
funzionalità che si è deciso di integrare nel protocollo al fine di facilitare
lamministrazione della rete ed il supporto a nuovi servizi ed applicazioni. A tale
scopo il protocollo comprenderà nella sua versione definitiva supporto nativo a:
- servizi differenziati (best-effort e a qualità garantita);
- configurazione automatica di terminali, servizi ed apparati di rete;
- servizi multicast (cioè la possibilità di realizzare comunicazioni
"multipunto-multipunto");
- mobilità dei terminali;
- sicurezza nelle comunicazioni.
Il supporto per la fornitura di servizi di rete a qualità differenziata si basa sulla
presenza nellheader IPv6 di due campi (class e flow label) utilizzabili dalla
sorgente per marcare i pacchetti appartenenti a flussi di traffico che necessitano di un
trattamento speciale da parte della rete (es. una garanzia sul ritardo e/o sulla perdita
nel trasferimento a destinazione).
Per quanto riguarda invece i meccanismi di autoconfigurazione, IPv6 è stato progettato
per essere un protocollo completamente "Plug and Play". Questo significa che
ogni terminale IPv6 sarà in grado di diventare operativo all'accensione senza bisogno di
interventi manuali da parte dellamministratore di rete. A tale scopo sono già stati
definiti potenti meccanismi di autoconfigurazione per host e router. Tra questi si cita in
particolare il protocollo di Neighbor Discovery (ND), mediante il quale i terminali utente
possono configurare autonomamente gli indirizzi IPv6 delle proprie interfaccie a partire
dalle informazioni pubblicizzate dai router vicini. Questo meccanismo semplifica molto
lamministrazione della rete in quanto, contrariamente ai protocolli di
autoconfigurazione attualmente disponibili in IPv4 (DHCP, Dynamic Host Configuration
Protocol), non richiede la configurazione manuale ed il mantenimento di un server
centralizzato.
Infine, con riferimento al supporto per le trasmissioni multicast, alla mobilità dei
terminali ed alla sicurezza, come è stato già anticipato si tratta di servizi di rete
che dovranno essere supportati integralmente da IPv6 nella sua versione definitiva. A tale
scopo, sono attualmente in fase avanzata di definizione i meccanismi per la fornitura di
servizi di autenticazione, riservatezza ed integrità dei dati, nonché i protocolli di
gestione della mobilità che consentiranno ad ogni terminale IPv6 di cambiare in modo
trasparente il proprio punto di accesso ad Internet senza vedere compromesso il proprio
grado di connettività alla rete.
Il problema della transizione
La transizione dallattuale Internet ad una nuova
Internet basata su IPv6 non si annuncia particolarmente semplice perché i due protocolli
non interoperano tra loro. Le differenze nellheader (lunghezza degli indirizzi,
elementi dalla semantica diversa) comportano che pacchetti IPv6 non possono essere
instradati attraverso reti IPv4 e viceversa. Le applicazioni oggi presenti per ambienti
Intranet ed Internet basate su IPv4 non sono in generale utilizzabili così come sono su
reti IPv6, ma devono essere modificate in modo da poter utilizzare indirizzi più lunghi.
Inoltre la durata della transizione tra IPv4 e IPv6 sarà prevedibilmente abbastanza
lunga (qualche anno). Durante questo periodo i due protocolli coesisteranno, con un
rapporto di utilizzo inizialmente a largo vantaggio di IPv4; laffermazione più o
meno rapida di IPv6 condizionerà significativamente levoluzione successiva.
Per questi motivi sono da tempo allo studio dei meccanismi di transizione che
permettano linterlavoro tra terminali e router che implementano i due protocolli. La
soluzione più semplice risulta essere quella denominata Dual-Stack, che prevede la
compresenza dei due protocolli su tutti i nodi di rete (terminali e router). Tale
soluzione risulta molto conveniente soprattutto nel caso dei terminali (i requisiti sulle
capacità dei sistemi sono molto modesti rispetto alle attuali potenze di calcolo e
capacità di memoria).
Tuttavia possono presentarsi esigenze diverse quali:
- linterconnessione di reti IPv6 attraverso backbone IPv4;
- linteroperabilità tra terminali dotati di solo IPv6 e terminali dotati di solo
IPv4;
- linterconnessione di LAN IPv4 attraverso backbone IPv6.
Le risposte a queste esigenze sono innanzitutto meccanismi di tunneling (ad esempio per
trasportare pacchetti IPv6 allinterno di pacchetti IPv4 ed instradarli attraverso
lattuale Internet). Altre soluzioni consistono nel posizionare al confine tra reti
basate su protocolli diversi degli apparati che compiano la traduzione di indirizzo e
protocollo: si tratta di una semplice estensione al concetto dei NAT (Network Address
Translator) che da alternativa ad IPv6 diventano così utili strumenti di transizione.
Altre soluzioni prevedono luso di gateway applicativi o proxy capaci di far
interlavorare applicazioni residenti su terminali attestati su reti non omogenee.
Infine unultima classe di soluzioni, come ad esempio il servizio di Tunnel Broker
proposto da CSELT (https://carmen.cselt.it/ipv6tb)
insieme allIMAG di Grenoble, si pone lobiettivo di agevolare lutente
singolo (anche con accesso di tipo dial-up) nelle procedure di collegamento a reti e
servizi IPv6 attraverso lattuale Internet.
Il ruolo della sperimentazione
Le prime sperimentazioni di laboratorio di soluzioni di
networking basate su IPv6 sono presto confluite in una vasta sperimentazione su area
geografica a livello mondiale con la nascita nel 1996 della rete 6Bone. 6Bone (IPv6
Backbone) è una rete IPv6 sperimentale (per informazioni:http://www.6bone.net) realizzata su Internet mediante
l'interconnessione di laboratori IPv6 con la tecnica del tunneling. 6Bone ha conosciuto
fino ad ora una crescita continua del numero di laboratori interconnessi ed è
lambiente in cui si svolgono le più interessanti attività di sperimentazione del
protocollo IPv6 quali: la verifica della maturità delle implementazioni, la gestione
degli spazi di indirizzamento assegnati a provider sperimentali, il routing IPv6, le
tecniche di renumbering, etc.
La rete è organizzata secondo una struttura gerarchica a tre livelli. Al livello
gerarchico più elevato si collocano i siti (backbone node) che costituiscono il backbone
di 6Bone, ovvero la porzione di rete su cui si basa in massima parte la connettività su
scala geografica di cui possono godere tutti gli altri siti connessi. Al livello
gerarchico inferiore si collocano invece i cosidetti siti di transito di 6Bone (transit
node), ovvero i siti che sono connessi ad almeno uno dei siti di backbone ma che a loro
volta operano da punto di accesso alla rete per uno o più nodi che non hanno un tunnel
diretto verso il backbone. Questi ultimi costituiscono il livello gerarchico più basso
dell'attuale struttura della rete 6Bone e sono denominati foglie (leaf node).
Attualmente il backbone è costituito da oltre 60 siti (di cui due in Italia: CSELT e
INFN-CNAF) e al suo interno si concentra la maggior parte della complessità del routing
di 6Bone. La connettività tra i siti di backbone è garantita da un numero elevato di
tunnel realizzati su Internet che formano una topologia a maglia arbitraria all'interno
della quale l'instradamento dei pacchetti IPv6 si basa sul protocollo di routing dinamico
BGP4+ (una versione di BGP4 in grado di supportare oltre ad IPv4 anche IPv6).

I collegamenti di CSELT all'interno del backbone di 6bone |
Nella figura è riportata una mappa dei collegamenti che CSELT ha allinterno del
backbone di 6bone (ulteriori informazioni riguardanti le attività condotte all'interno
del laboratorio IPv6 di CSELT sono disponibili sul sito http://carmen.cselt.it/ipv6).
Con CSELT partecipano in questa sperimentazione costruttori di apparati (cisco, Bay
Networks, Digital, ecc.), operatori di TLC (MCI, SPRINT, ecc.), Internet Service Provider
(UUNET, ANSNET, SURFNET, etc.), centri ricerca e università.
è importante osservare come nellambito di 6bone stiano anche nascendo le prime
reti di ricerca IPv6 native (CAIRN, vBNS/Internet2, WIDE e DARENet). Inoltre alcuni grandi
ISP (UUNet, ANSNet) e reti dipartimentali USA (ESNet) hanno iniziato ad affiancare dei
router IPv6 ai propri router di backbone in modo da creare reti IPv6 sperimentali che, pur
esserendo basate per lo più su tunnel instaurati sulla preesistente infrastruttura IPv4,
consentono di offrire ad utenza "amica" un primo servizio di interconnessione
basato su protocollo IP di nuova generazione.
Ad ulteriore riprova di quella che sembrerebbe essere volontà da parte di alcuni ISP
di avviare in tempi relativamente brevi offerte servizio basate su IPv6, si sottolinea il
fatto che recentemente AT&T, UUNet/Worldcom ed altri operatori hanno richiesto a IANA
(Internet Assigned Numbers Authority, l'ente che supervisiona l'assegnazione degli
indirizzi in Internet) uno spazio di indirizzamento IPv6 ufficiale da utilizzare
all'interno delle proprie reti. In risposta a questa esigenza a ciascuno dei registri
responsabili dell'allocazione degli indirizzi IP in America (ARIN), Europa (RIPE-NCC) e
Asia (APNIC) è già stato assegnato da IANA un sottoinsieme di indirizzi IPv6 da gestire
all'interno delle proprie aree competenza. Questo significa che a breve sarà possibile
per un ISP richiedere ed ottenere dai registri indirizzi IPv6 utilizzabili per offrire
servizi commerciali ai propri utenti.
Si può quindi dire che la transizione della rete Internet verso ladozione del
protocollo IP di nuova generazione è già iniziata, proprio a partire dalla
sperimentazione, ed esistono certamente tutti i presupposti affinché possa essere portata
avanti in modo "indolore", limitandosi almeno in una prima fase ad affiancare
apparati IPv6 alla già esistente infrastruttura IPv4.
Conclusioni
IPv6 rappresenta un significativo cambiamento rispetto
allattuale versione del protocollo IP ed è a tuttoggi lunica soluzione
concreta per porre rimedio nel lungo termine al problema della futura crescita di
Internet. La sua introduzione nelle reti commerciali richiederà di affrontare una onerosa
fase di transizione ostacolata dal fatto che esiste oggi un notevole Business su IPv4 e
che molti dei miglioramenti (in termini di architettura di rete e di nuovi servizi)
definiti per IPv6 sono riportabili in IPv4. Tuttavia esistono anche dei significativi
driver per iniziare e stimolare la transizione, tra i quali:
- la disponibilità di uno spazio di indirizzamento praticamente illimitato;
- lo stato molto avanzato degli standard;
- lattuale disponibilità di apparati da parte di tutti i principali costruttori;
- il fatto che esistono dei costi associati ad una mancata transizione, per permettere di
sostenere la crescita di Internet continuando ad utilizzare lattuale protocollo IP
ed arricchendolo di tutti i nuovi servizi che IPv6 offre nativamente.
In questo contesto la sperimentazione di IPv6 ha un ruolo fondamentale per guidare la
costruzione della nuova Internet ripercorrendo il cammino fatto per arrivare alla Internet
attuale. Infine sarà sicuramente decisivo il ruolo di chi sviluppa e commercializza
applicazioni Internet ed Intranet (es. Microsoft), che scegliendo o non scegliendo IPv6
determinerà più di ogni altro elemento il successo del nuovo protocollo.
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